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SPECIALE AUTO D'EPOCA Informazioni e curiosità per gli amanti della categoria.

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  #11  
Vecchio 06-02-2009, 18.28.25
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Predefinito Fiat 130 storia e curiosità

Fiat 130
Materiale tratto da: Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fiat 130
Costruttore: FIAT
Descrizione generale
Tipo Berlina

Inizio produzione 1969

Sostituisce la: Fiat 2300

Fine produzione 1977
Sostituita da: Fiat Croma 1985-1997
Esemplari prodotti
15.093 berlina
4.491 coupé
Altre caratteristiche
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4.750 mm

Larghezza 1.805 mm
Altezza 1.475 mm
Passo mm
Peso oltre 1.500 kg

Altre versioni
Coupé
Familiare
Progetto Dante Giacosa
Design Pininfarina
Della stessa famiglia
Concorrenti
BMW "2800"
Mercedes "280

La 130 è autovettura prodotta dalla Fiat tra il 1969 ed il 1977. Il codice di progetto interno era X1/3.
Al momento di sostituire la gloriosa 2300 Lusso, i vertici della Casa torinese decisero di fare le cose in grande e progettare una berlina in grado di far impallidire Bmw e Mercedes-Benz. Pur osteggiata da molti (Dante Giacosa in primis), convinti che il segmento "naturale" per la Fiat fosse quello delle vetture "di massa", per la "130" i tecnici progettarono una meccanica raffinata, mentre la linea venne più volte rimaneggiata. Giacosa realizzò un telaio con sospensioni a 4 ruote indipendenti, mentre Aurelio Lampredi (ex Ferrari) mise a punto (derivandolo dal 2,4 litri della Dino Fiat) un V6 di 2866cc da 140 cv. Il quadro tecnico era poi completato dalla trazione posteriore, dai 4 freni a disco con servofreno e dal cambio automatico (Borg-Warmer) a 3 rapporti o, in alternativa, manuale a 5 marce.
Sul piano estetico invece, la berlina, più volte rimaneggiata, deluse il pubblico del Salone dell'automobile di Ginevra del '69 (dove fu svelata per la prima volta): goffa (sembrava una 125 gonfiata con gli steroidi), inutilmente appesantita da orpelli e cromature (come quelle che incorniciavano, attraversandoli, gli eccessivamente ampi gruppi ottici posteriori), non piacque granché.
Ottimamente rifiniti (persino meglio delle blasonate rivali), invece, gli interni (legno per la plancia, velluto pregiato o pelle per i sedili), anche riccamente equipaggiati (servosterzo e, a richiesta, aria condizionata). Su strada, poi, la 130 era confortevole, sicura ed affidabile (più delle Mercedes 280 S e BMW 2800, impegnative sul bagnato), ma, a causa del peso elevato (oltre 1500 kg) e della scarsa potenza del motore (140 cv, contro, ad esempio i 170 della BMW 2800), le prestazioni erano molto "fiacche". La Casa torinese corse ai ripari nel '70 innalzando la potenza del V6 a 160 cv.
Penalizzata da una linea poco gradevole e da un marchio poco prestigioso, la 130 faticò parecchio a imporsi sul mercato.
Le rivali, del resto, si chiamvano:
BMW 2800,
Mercedes 280 S
Jaguar XJ 2.8.
La Fiat, tuttavia, continuò, inizialmente, a credere nel modello e nel '71 lanciò la bellissima 130 Coupé, disegnata da Pininfarina. Caratterizzata da uno stile elegante e raffinato (finalmente apprezzato dal pubblico), la coupé (basata sulla meccanica della berlina) era riccamente rifinita e mossa da un motore di cilindrata maggiorata da 2866 a 3235 cc (più a beneficio della coppia massima e dell'elasticità di marcia che della potenza, cresciuta di poco: da 160 a 165 cv). Dell'assemblaggio della 130 Coupé s'occupava direttamente la Pininfarina. Lo stesso anno anche la berlina venne equipaggiata col motore da 3,2 litri della coupé (assieme alla rinovata consolle centrale).
La crisi petrolifera del '73, tuttavia, fece in modo che gli enormi consensi tributati alla 130 Coupé, fossero più di stima che di vendite (del resto, in piena crisi energetica, era poco accettabile acquistare una vettura che percorreva meno di 4 km con un litro di benzina Super). La stessa Fiat, in periodo di austerity, smise di credere nel modello e ignorò (probabilmente sbagliando) alcuni prototipi di Pininfarina, come la Opera ('74) e la Maremma ('75): rispettivamente una berlina a 4 porte ed una station wagon a 3 porte (Shooting Brake) derivate dalla riuscita coupé.
La produzione della berlina cessò nel '76, dopo 15.093 esemplari prodotti (di cui circa 6.000 con motore "2.8" e 9.093 con motore "3.2"), molti dei quali acquistati dallo Stato come "auto blu" (tristemente famosa la vettura di servizio dello statista Aldo Moro che il 16 marzo 1978, quando fu rapito dalle Brigate Rosse, era proprio a bordo di una 130 nera, nemmeno blindata). La coupé, invece, rimase in produzione fino all'autunno del '77, totalizzando 4.491 unità. Il fallimento commerciale della "130" determinò l'abbandono da parte del marchio FIAT del segmento "F".
Caratteristiche tecniche - Fiat 130 3200 Automatica del 1972
Motore
6 cilindri a V ciclo Otto, corsa corta, anteriore trasversale
Cilindrata
3.235 cc (Alesaggio x corsa = 102 x 66 mm)

Distribuzione
a 2 valvole con alberi a camme in testa

Potenza max
165CV DIN a 5.600 giri/min

Coppia max
25,5 mkg DIN a 3.400 giri/min
Frizione
monodisco a secco
Cambio
convertitore automatico di coppia con scatola ingranaggi planetari a 3 rapporti + RM
Trazione posteriore

Scocca metallica autoportante
Sospensioni ant. a ruote indipendenti, braccio oscillante inferiore, barra trasversale stabilizzatrice, barre di torsione longitudinali, ammortizzatori idraulici telescopici
Sospensioni post. a ruote indipendenti, braccio oscillante, mollone elicoidale, barra trasversale stabilizzatrice, ammortizzatori idraulici telescopici

Impianto frenante
a disco autoventilanti sulle 4 ruote con doppio circuito, comando idraulico e servofreno a depressione. Freno a mano sulle posteriori con comando meccanico
Pneumatici
185 x 14"
Peso 1.615 kg in ordine di marcia

Serbatoio
80 lt

Accelerazione
32,305 sec. sul km da fermo

Velocità massima 185 km/h

Consumo a 90 km/h: 11,7 - a 120 km/h: 16,0 - urbano: 16,0 lt/100 km

Curiosità:
Il motore 3.2 venne elaborato ed utilizzato dalla Abarth per il prototipo Abarth SE030, vincitore del Giro automobilistico d'Italia del 1974, che prefigurava le forme e l'impostazione della Lancia Beta Montecarlo, e per il prototipo Abarth 031 che si aggiudicò il Giro automobilistico d'Italia del 1975 e prefigurava la Fiat 131 Abarth Rally.
Dal 2000 al 2002 la Fiat 130 comparve continuamente nel reality show MTV Trip condotto da Luca e Paolo prodotto e trasmesso da MTV Italia. I due conduttori andavano in giro per l'Europa alla guida di una Fiat 130 targata Bologna con allestimento carro funebre chiacchierando e creando parodie, sketch e filmati divertenti del paese in cui alloggiavano.
Immagini allegate
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Tipo file: jpg 800px-Fiat_130_165PS_1976_1.jpg‎ (84.5 KB, 0 visite)
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Tipo file: jpg fiat130.jpg‎ (31.3 KB, 0 visite)
Tipo file: jpg Fiat130combi.jpg‎ (69.1 KB, 1 visite)
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Vecchio 06-02-2009, 18.39.49
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Predefinito Altre immaggini della Fiat 130

Allego altre immagini di questo modello Fiat che come tutti noi sappiamo ha fatto parte della storia Italiana essendo stata l'ultima auto di rappresentanza dell'Onorevole Aldo Moro al quale pongo grande rispetto sper che postando la storia di questa berlinona evoluta in coupè e Familiare in un certo senso dia Onore ad uomo di grande Stima venuto a mancare per colpa dell'ignoranza di alcuni Italiani!comunque sia non volevo essere O.T. ma sono sensibile a certe storie.Se avete altre foto e informazioni sulla Fiat 130 prego postatele pure,grazie!
Immagini allegate
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Vecchio 06-02-2009, 19.40.10
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Predefinito

qua vicino della mia case ce
una fiat 131 fermo da tanti tempo
con solo 85000 km
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  #14  
Vecchio 06-02-2009, 23.14.29
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Predefinito Fiat 131 grande berlina e familiare tutto fare...

Fiat 131
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Fiat 131 Supermirafiori del 1979


Costruttore: Fiat
Descrizione generale
Tipo Berlina

Inizio produzione 1974

Sostituisce la: Fiat 124

Fine produzione 1983

Sostituita da: Fiat Regata

Esemplari prodotti 1.513.800 in Italia
Altre caratteristiche
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4.264 mm

Larghezza 1.651 mm
Altezza 1.381 mm
Passo 2.490 mm
Peso da 965 a 995 kg

Altro
Altre versioni Station wagon
Altre antenate
Altre eredi Fiat Argenta

Della stessa famiglia
Seat 131
Fiat Brava E Superbrava (per il mercato USA)
Note dati della Mirafiori
La 131 è un'automobile prodotta dal gruppo Fiat tra il 1974 e il 1983

Le premesse
La 131, presentata al Salone dell'Automobile di Torino nell'autunno del '74, nacque in un periodo difficile per l'economia europea e per la Fiat in particolare. La crisi petrolifera, scoppiata a causa della guerra del Kippur (novembre 1973), facendo salire alle stelle il prezzo del carburante mise, di fatto, al bando le vetture sportive o troppo assetate. L'elevata inflazione, causata dall'aumento dei costi energetici, aveva scatenato scioperi selvaggi e contestazioni che avevano, di fatto, bloccato la produzione della casa torinese. L'allungamento conseguente dei tempi di consegna favorì l'espansione dei concorrenti stranieri che, in certi casi (come, ad esempio, Peugeot), potevano offrire motori diesel più adatti al clima economico. Il quadro descritto influi notevolmente sul progetto, avviato prima della crisi, dell'erede della valida, ma vecchia, 124. Occorreva rinunciare ai brillanti, ma assetati, motori bialbero del modello precedente e anche alle versioni sportive coupé e spyder giudicate frivole e inadatte al clima sociale. Per compensare queste mancanze la nuova nata doveva offrire solidità, comfort, finiture accurate e sicurezza di buon livello, elementi poco presenti sulla progenitrice e anche su molte altre vetture della concorrenza.
La prima serie


131 prima serie
La prima serie della 131 Mirafiori (per la prima volta una Fiat abbandonava la sigla puramente numerica per includere nel nome anche quello dello stabilimento d'assemblaggio, Mirafiori appunto) venne presentata nel settembre 1974. Dalla progenitrice 124 riprese i motori, con albero a camme laterale e distribuzione ad aste e bilancieri, e l'impostazione meccanica generale, piuttosto convenzionale: trazione posteriore, avantreno a ruote indipendenti McPherson e retrotreno ad assale rigido con molle elicoidali. Il passo più lungo, 249 cm contro 242, garantiva una migliore abitabilità. Al momento del lancio erano disponibili due motori: un 1297cc da 65cv, derivato dal 1197cc di medesima potenza della 124, ed un 1585cc da 75cv derivato dal 1438cc, di uguale potenza, della 124 Special.

La gamma si componeva di dodici varianti derivanti dalla combinazione di due allestimenti, Mirafiori - con fari anteriori quadrati, assenza di profilo laterale in metallo e gomma, copricerchi lucidi e allestimento interno semplificato - e Mirafiori Special, con doppi fari circolari, profilo laterale in metallo/gomma, cerchi "nudi" dal disegno specifico, interno più curato), tre tipi di carrozzeria (berlina due porte, berlina quattro porte e Station Wagon, quest'ultima chiamata Panorama) e due motori. In pratica si poteva scegliere liberamente la combinazione tra carrozzeria, allestimento e cilindrata più gradita. Le versioni a due porte che, di fatto, rimpiazzavano le coupé, erano pensate prevalentemente per i mercati del Nord Europa, dove questa configurazione era assai gradita, testimoniando la vocazione "europeista" del modello.
Notevole anche il grado di sicurezza passiva: secondo i crash test condotti dalla Fiat, la 131 era un'auto molto sicura, tanto che ottenne, con la sola modifica dei paraurti ad assorbimento, l'omologazione sul mercato USA, dove venne venduta col nome di Brava.
La seconda serie
Nel 1977 la 131 venne sottoposta ad un restyling che diede vita alla seconda serie. Cambiarono il frontale (ora con fari rettangolari, cofano motore liscio e nuova mascherina), la coda con gruppi ottici maggiorati, i paraurti (in alcuni allestimenti completamente in plastica), la fiancata (nuove maniglie porta e nuovo profilo laterale in gomma) e gli interni. Soprattutto questi ultimi rappresentavano un notevole passo avanti, essendo concepiti con materiali di migliore qualità e con una certa originalità del disegno (volante monorazza, cruscotto e rivestimenti delle portiere in plastica morbida, coperchio vano portaoggetti con due ante scorrevoli e sovrapposte, tessuti nuovi ed eleganti).
Con questo restyling tornarono i motori bialbero, assenti su una Fiat di questa fascia di mercato dai tempi della 124 Special T, mentre non venne più proposta (almeno inizialmente) la carrozzeria due porte. La gamma comprendeva le versioni Mirafiori (L o CL), con paraurti metallici e cantonali in plastica e allestimento semplificato (un po' più ricco sulla CL), equipaggiate coi motori monoalbero di 1,3 o 1,6 litri (invariati) o con l'inedito quattro cilindri diesel di 1995cc da 60cv e le Supermirafiori TC (sigla che sta per "Twin Cam", cioè bialbero in inglese), con paraurti in plastica, cerchi della 132 in lamiera stampata con decorazione a quadrifoglio, appoggiatesta posteriori e allestimento più ricco e curato, mosse dai quattro cilindri bialbero di 1301cc (78cv) o 1585cc (98cv) o dall'inedito 4 cilindri diesel di 2445cc da 72cv. I motori bialbero erano sostanzialmente gli stessi delle 124 Sport e Special T, opportunamente aggiornati e dotati di accensione elettronica. Le versioni a gasolio erano riconoscibili per una vistosa gobba sul cofano motore e per il frontale con doppi fari circolari. La gamma comprendeva ora sedici versioni, otto berline a quattro porte e otto "Panorama".
Nel 1978 la carrozzeria a due porte tornò per la sportiva 131 Racing, equipaggiata con un quattro cilindri bialbero di 1995cc da 115cv e riconoscibile per l'impostazione sportiva (spoiler, bandelle sottoporta, cerchi specifici, frontale a doppi fari circolari, sedili sportivi, paraurti chiari, volante corsaiolo). Nel 1980 furono prodotti alcuni esemplari di 131 Racing Volumetrica, sovralimentata con un compressore volumetrico a lobi (136cv).
La terza serie
Supermirafiori TC Volumetric
Nel 1981 venne introdotta la terza serie. A cambiare furono ancora i paraurti, i gruppi ottici posteriori e gli interni. Le Supermirafiori, inoltre, adottarono cerchi con anelli cromati e ampie fasce laterali paracolpi, mentre le Mirafiori conservarono i paraurti misti (metallo/plastica). Sparì definitivamente la carrozzeria a 2 porte, mentre gli allestimenti rimasero tre: Mirafiori L, Mirafiori CL e Supermirafiori TC. Come sempre, le Supermirafiori TC proponevano un ricco allestimento, comprendente selleria in velluto, volante regolabile, appoggiatesta posteriori e per la prima volta alzavetri elettrici e chiusura centralizzata. Inoltre avevano motori a benzina bialbero mentre le Mirafiori erano dotate di motori monoalbero; tuttavia queste ultime ottennero l'albero a camme in testa anziché laterale. Il 1300, inoltre, beneficiò d'un incremento di cilindrata a 1367cc sia nella configurazione monoalbero (70cv) che in quella bialbero (82cv). il 1600 monoalbero disponeva ora di 85cv, mentre l'offerta dei bialbero venne completata dalla Supermirafiori 2.0 TC (1995cc, 112cv). Invariati i due diesel di 2 e 2,5 litri. La nuova gamma era ora composta da diciotto versioni: nove berline e nove Panorama. La selleria della Mirafiori L fu ripresa integralmente, vari anni più tardi, dalle versioni base della Fiat Punto
Immagini allegate
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Predefinito La Fiat 131 e la sua storia

prima serie.
Nel 1982 venne prodotto un piccolo lotto di 131 2.0 Supermirafiori TC Volumetrica, con carrozzeria a quattro porte, compressore a lobi (140cv) e marchietti Abarth. Nel 1983, con l'introduzione della Regata, la 131 berlina uscì di listino, mentre proseguì la produzione delle Station Wagon, ora denominate 131 Maratea. Rispetto alle precedenti Panorama, le Maratea, disponibili solo nelle versioni 2.0 TC (115cv) e 2.5D (72cv), presentavano un allestimento più ricco (cerchi in lega, barre portatutto cromate, vernice metallizzata)
e un frontale a quattro fari circolari anche per la 2.0 a benzina.
Le Maratea uscirono di produzione nel 1985, rimpiazzate dalle Regata Weekend.
La 131 Abarth
Nel 1976 la Fiat presentò la 131 Abarth Rally, la cui versione stradale venne prodotta in 500 esemplari per essere omologata nel Campionato Mondiale Rally (che vincerà tre volte: 1977, 1978 e 1980). Basata sulla carrozzeria della 2 porte prima serie, opportunamente alleggerita e rinforzata, la Abarth Rally era priva dei paraurti e dotata di parafanghi allargati, spoiler, alettoni e prese dinamiche ed una presa d'aria sul cofano motore. Sostanziose le modifiche tecniche. Il motore era un 4 cilindri bialbero derivato dal due litri Fiat (e sviluppato dalla Abarth), con distribuzione a sedici valvole e una cilindrata di 1995cc da 140cv nella versione stradale, alimentata da un carburatore doppio corpo (235cv in quella da corsa dotata d'impianto di iniezione). La sospensione posteriore, a ruote indipendenti, derivata da quella della 124 Abarth Rally, rimpiazzava quella ad assale rigido di serie, mentre la carrozzeria aveva elementi (cofani, spoiler e parafanghi) in vetroresina o in alluminio (portiere, tetto). Sulla stessa base l'Abarth allestì anche due prototipi: la 031 (col motore V6 della 130) e la 035 (con un due litri sedici valvole sovralimentato con un compressore volumetrico di tipo roots a lobi, motore che verrà poi utilizzato per la Lancia Rally 037) Queste vetture rimasero allo stadio di prototipo. La prima, con Giorgio Pianta alla guida, vinse il Giro d'Italia automobilistico del 1975.
Le Fiat 131 prodotte all'estero:
•Spagna : la Fiat 131 venne prodotta con marchio SEAT, costruita in oltre 500.000 esemplari nelle versioni quattro porte e Familiare, Mirafiori e SuperMirafiori. Gli esemplari SuperMirafiori destinati al mercato italiano erano prodotti in larga parte proprio nello stabilimento SEAT di Martorell, nelle immediate vicinanze di Barcellona.
•Turchia : la 131 originale è stata fabbricata a Bursa, dalla consociata Fiat, la Tofas. Una versione aggiornata dalla 131, modificata in molti particolari di carrozzeria, è ancora prodotto oggi, nel 2007. Le Tofas 131 Sahin (berlina) e Kartal (Familiare) vengono anche assemblate, con parti in CKD provenienti dalla Tofas, dalla El Nasr in Egitto dal 1991 e dalla H.C. in Etiopia dal 2006, al ritmo di 5.000 esemplari all'anno. Sono più di 500.000 le Tofas 131 già fabbricate in Turchia.

Venne anche realizzata una variante della 131 per il mercato USA, denominata Fiat "Brava", mossa da un quattro cilindri bialbero a iniezione e con dispositivi antinquinamento) prima di 1756cc da 90cv, poi di 1995cc da 105cv con la denominazione "Superbrava".
La 131 nel cinema e nello spettacolo
Nel cinema estero
La Fiat 131 compare anche in alcuni film americani come automobile "comparsa" sulle strade americane. È infatti l'auto usata da Michael Douglas nel film Coma profondo, assieme ad una Ritmo (negli USA chiamata Strada). Venne utilizzato un esemplare della Supermirafiori terza serie anche in uno spettacolare inseguimento nel film Joss il professionista del 1981, guidata da Jean-Paul Belmondo.

Nel cinema italiano
Per quanto riguarda il cinema italiano le partecipazioni sono numerosissime; da ricordare, tra le più significative in cui la 131 è protagonista, il terzo sketch del film Zucchero, miele e peperoncino dove il taxista Renato Pozzetto la antepone alla moglie in un rapporto sessuale completo con i sedili in sky (fintapelle); la 131 compare anche in un altro film dove recita Pozzetto, Culo e camicia, dove lo stesso resta imprigionato con le bretelle dentro il cofano del bagagliaio. È anche il taxi di Massimo Boldi in Nessuno è perfetto sempre di Renato Pozzetto; e sempre di Renato Pozzetto ne Il ragazzo di campagna è il taxi (131 Mirafiori CL) che a Milano lo aiuta ad attraversare la strada. In versione Panorama è una 131 Mirafiori l'auto della famiglia di Furio Zoccaro in Bianco, rosso e Verdone di Carlo Verdone. Nel film Compagni di scuola sempre di Carlo Verdone, una 131 S è la vettura del "Patata", sfortunato professore di liceo interpretato dallo stesso Verdone, che rompe anche la coppa dell'olio su di una radice di pino. È poi da citare la 131 Racing utilizzata dal commissario Nico Giraldi "er monnezza" nel film Delitto sull'autostrada per un breve inseguimento.
Nello spettacolo Tel chi el telùn di Aldo, Giovanni e Giacomo (1997) una Fiat 131 coupé è l'auto di Giacomo (un'eredità di suo nonno) che viene di continuo dispregiata da Giovanni perché data l'età non era ben funzionante.
Nei videoclip [modifica]
Nel video della canzone Stranded di Jennifer Paige, girato in Spagna, la cantante guida una SEAT 131 Supermirafiori diesel.
È stata inoltre utilizzata in maniera massiccia da numerosi stuntman, come Holer Togni, per eseguire ardite acrobazie durante i loro spettacoli.
Immagini allegate
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Predefinito Fiat Croma 1985-1997

STORIA DI UN MODELLO:CROMA
Dal progetto comune che ha visto impegnate le tre principali case automobilistiche italiane e la Saab, e che alla fine del 1984 ha portato alla presentazione della Lancia Thema e della Saab 9000, nasce, nel Dicembre del 1985, la Fiat Croma, destinata a sostituire la sfortunata Argenta che, per quasi cinque anni, ha cercato di difendere come ha potuto il marchio Fiat nel settore delle berline medio-superiori. La nuova “ammiraglia” della Fiat rompe decisamente col passato, sia per quanto riguarda la linea e l’impostazione stilistica, sia per ciò che riguarda lo schema meccanico: di dimensioni decisamente maggiori rispetto all’Argenta (lunghezza 4.495 metri, larghezza 1.76 metri, altezza 1.43 metri, passo 2.66 metri), caratterizzata da una linea a due volumi e mezzo con portellone posteriore, la Croma è una trazione anteriore con motore anteriore trasversale, una scelta di certo coraggiosa all’epoca ma rivelatasi successivamente vincente.
La linea, piuttosto aerodinamica (il CX è di 0.32), è stata sviluppata dal Centro Stile Fiat con la collaborazione di Giugiaro e, pur dovendo rispettare i limiti imposti dalla condivisione del pianale e delle portiere con la Lancia Thema, il risultato finale si è rivelato pulito, armonioso ed originale.
Il frontale è caratterizzato dall’ampio cofano motore, che sovrasta la calandra a tutta larghezza, dominata dal logo Fiat (le cinque barrette inclinate), che caratterizza tutta la produzione della Casa torinese dei primi anni ottanta. La coda è dominata dall’ampio lunotto (il tergilunotto è disponibile di serie o a richiesta, a seconda delle versioni), che sovrasta i gruppi ottici rettangolari, separati tra loro da una fascia nera che ospita la targa.
All’interno, fa bella mostra di sè la plancia, piuttosto massiccia, che presenta a sinistra il check-control, al centro il cruscotto con i principali strumenti ed una nutrita serie di spie, a destra i pulsanti secondari, i comandi e le bocchette della climatizzazione ed il vano per l’autoradio; di fronte al passeggero trova posto il cassetto portaoggetti. L’abitacolo è molto spazioso, ben accessibile ed ospita comodamente cinque persone: dietro lo spazio è abbondante in larghezza ed anche per le gambe, grazie anche all’assenza del tunnel centrale; i sedili anteriori (e posteriori in alcune versioni) sono dotati di poggiatesta forati, realizzati in materiale plastico nero, così come già visto sulla recente Uno Turbo. Il posto guida è facilmente adattabile alle varie corporature e la visibilità risulta molto buona in tutte le direzioni; delude invece la finitura, in particolar modo lasciano perplessi alcuni materiali plastici, un po’ troppo economici e non all’altezza del ruolo assegnato alla Croma nella gamma Fiat. Tutte le Croma hanno di serie vetri elettrici anteriori, chiusura centralizzata, fari alogeni, lunotto termico, appoggiatesta anteriori, cinture di sicurezza anteriori, volante regolabile in altezza; le diesel hanno anche il servosterzo. Molto ricca infine la lista degli optional, tra cui val la pena citare il sedile posteriore sdoppiato, le cinture di sicurezza posteriori, il tetto apribile, lo specchietto retrovisore destro e, solo per le versioni più ricche, l’aria condizionata, l’impianto lavafari, i sedili in pelle, l’ABS, i retrovisori elettrici e riscaldabili, le sospensioni autolivellanti.

La Croma, progettata per affermarsi non solo nel mercato interno ma anche nel ben più severo mercato europeo, è dotata sin dall’inizio di sei motorizzazioni, quattro a benzina e due a gasolio, corrispondenti ad altrettante versioni. La versione d’ingresso, nel caso dei motori a benzina, è la 1600, mossa da un motore quattro cilindri di 1585 cc, con potenza massima di 83 CV a 5600 giri/minuto e coppia massima di 127,5 Nm a 2800 giri/minuto, derivato dal monoalbero già utilizzato nelle ultime versioni della 131; il motore fa quello che può, nonostante la non indifferente massa della Croma, consentendo di raggiungere i 170 Km/h, a fronte di un’accelerazione da 0 a 100 Km/h di 13.1 secondi. Per chi cerca un motore più potente, in grado di garantire prestazioni migliori senza sacrificare eccessivamente i consumi, è stata realizzata la versione 2000 CHT, equipaggiata con un quattro cilindri di 1995 cc, con potenza massima di 90 CV a 5500 giri/minuto e coppia massima di 169 Nm a 2800 giri/minuto, in grado di spingere la Croma a 180 Km/h e di farla accelerare da 0 a 100 Km/h in 11.8 secondi; la principale particolarità di questo motore sta nell’utilizzo dell’innovativo sistema Yamaha CHT (Controlled High Turbolence – alta turbolenza controllata): il collettore di aspirazione ha condotti sdoppiati, di dimensioni differenti, controllati da due sistemi a farfalla indipendenti, in modo da far passare la miscela aria-benzina ad alta velocità nei condotti più piccoli quando il motore funziona a basso carico e nei condotti più grandi quando si richiede la massima potenza: si ottengono minori consumi nei tratti cittadini e maggiore regolarità di funzionamento ai bassi regimi. Alle due versioni a carburatore sono affiancate altrettante versioni ad iniezione elettronica. La prima è la 2000 i.e. , mossa dallo stesso bialbero adottato dalla Thema i.e., un quattro cilindri di 1995 cc, con potenza massima di 120 CV a 5250 giri/minuto e coppia massima di 167 Nm a 3300 giri/minuto; raggiunge i 192 Km/h ed accelera da 0-100 Km/h in 11.1 secondi. Per gli amanti delle alte prestazioni e della guida sportiva, c’è la 2000 Turbo i.e. , con motore quattro cilindri turbocompresso, di 1995 cc, derivato da quello adottato dalla Thema turbo i.e., a cui sono stati tolti gli alberi di equilibratura ed il dispositivo di overboost; con una potenza massima di 155 CV a 5250 giri/minuto ed una coppia massima di 235 Nm a 2350 giri/minuto, la Croma Turbo i.e. raggiunge i 210 Km/h ed accelera da 0 a 100 Km/h in soli 8.1 secondi.
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Predefinito Fiat Croma info e curiosità

Sul fronte dei motori diesel, la versione più economica è la 2500 diesel, mossa da un quattro cilindri aspirato derivato dal motore diesel di 2,5 litri realizzato dalla Sofim, con cilindrata di 2499 cc, potenza massima di 75 CV a 4200 giri/minuto e coppia massima di 162 Nm a 2200 giri/minuto; la Croma diesel ha prestazioni interessanti per la categoria, con una velocità massima di 165 Km/h ed un’accelerazione da 0 a 100 Km/h di 15.5 secondi. La seconda versione è la 2500 diesel Turbo, che ospita sotto il cofano il quattro cilindri turbodiesel della Thema, con cilindrata di 2445 cc e potenza massima di 100 CV a 4100 giri/minuto ed è in grado di raggiungere i 185 Km/h e di accelerare da 0 a 100 Km/h in 11.2 secondi.
Tutte le Croma hanno cambio manuale a 5 marce; le sospensioni sono a ruote indipendenti con architettura MacPherson sia davanti che dietro, l’impianto frenante è a quattro dischi, con gli anteriori ventilati sulle Diesel e sulla Turbo ed ABS disponibile a richiesta su tutte le versioni, tranne la 1600 e la diesel. Il bagagliaio ha una capacità di 500 litri, ampliabili fino a 1400 abbattendo lo schienale posteriore, mentre il serbatoio carburante è di 70 litri.

Il successo di mercato non si fa attendere, ma la Fiat decide di migliorare la Croma a meno di due anni di distanza, per permetterle di rimanere competitiva, anche in vista dell’imminente lancio dell’Alfa 164. Debutta così quella che può essere definita la seconda serie. Riconoscerla è facile, grazie ai montanti centrali in tinta con la carrozzeria, così come la parte inferiore dei paraurti, e soprattutto grazie agli indicatori di direzione posteriori bianchi, anziché arancioni. Nell’abitacolo è stato modificato il trattamento di alcune plastiche, che hanno ora un aspetto meno economico, sono stati adottati nuovi tessuti per le versioni 2000 a benzina e la plancia è monocolore (grigio scuro o marrone scuro). Sono infine disponibili nuovi colori di carrozzeria: rosso, blu e grigio.

Nel Giugno del 1988 la gamma si amplia con una nuova versione, destinata a scrivere una pagina fondamentale nella storia dei motori: stiamo parlando della Croma Turbo D i.d., cioè la prima turbodiesel, prodotta in serie, ad iniezione diretta di gasolio. Il motore, con pompa di iniezione fornita dalla Bosch, è privo di precamera ed il gasolio è iniettato direttamente nei cilindri, a tutto vantaggio dei consumi e della facilità di avviamento. I consumi risultano migliorati del 20%, grazie alla minore dispersione termica attraverso le pareti della camera di combustione, le candelette di preriscaldamento entrano in funzione solo a temperature inferiori a –15° centigradi. Per il resto la meccanica è piuttosto tradizionale: il motore, interamente nuovo e realizzato a partire dal basamento del motore della Tipo, è un quattro cilindri di 1929 cc, sovralimentato mediante turbocompressore con intercooler, con potenza massima di 92 CV a 4200 giri/minuto e coppia massima di 190 Nm a 2500 giri/minuto. Ai consumi contenuti si contrappone l’elevata rumorosità del propulsore, avvertibile soprattutto in fase di avviamento. La Croma Turbo D i.d. , che raggiunge la velocità massima di 180 Km/h ed accelera da 0 a 100 Km/h in 12.5 secondi, si riconosce esternamente solo per la targhetta identificativa ed ha la stessa dotazione di serie della turbodiesel 2500.


Nel Marzo del 1989 debutta la terza serie. Anche stavolta la Fiat ha deciso di limitarsi a minimi interventi all’estetica ed all’abitacolo, quanto basta comunque per permettere alla Croma di essere al passo con i tempi e con le richieste del mercato. Esternamente sono stati modificati la mascherina, non più nera ma grigio metallizzata, le coppe ruota ed i gruppi ottici posteriori, con fari di retromarcia ed indicatori di direzione grigi, anziché bianchi. All’interno sono stati scelti nuovi tessuti per rivestire i sedili, dotati ora di appoggiatesta imbottiti. Per quel che riguarda la meccanica, sono stati aggiornati l’impianto frenante e l’impianto di accensione, ma le principali novità riguardano i motori di due versioni, la 2000 CHT e la 2500 Turbodiesel. Il motore della CHT, è stato oggetto di alcuni aggiornamenti al sistema di accensione ed alimentazione, volti a ridurre consumi ed emissioni nocive, che hanno permesso anche di guadagnare 8 CV di potenza massima. La turbodiesel adotta invece il nuovo motore che da alcuni mesi equipaggia la seconda serie della Thema; la nuova unità propulsiva ha cilindrata di 2499 cc, potenza massima di 116 CV a 3900 giri/minuto, coppia massima di 245 Nm a 2200 giri/minuto, permettendo alla Croma Turbodiesel di raggiungere i 195 Km/h ed accelerare da 0 a 100 Km/h in 11.4 secondi. Tutte le versioni, tranne la 1600, hanno di serie il servosterzo; la Croma 2500 diesel esce dai listini.

Un paio di mesi più tardi debutta la Croma 2.0 i.e automatica, equipaggiata con un cambio automatico a quattro rapporti della ZF (in pratica lo stesso adottato dalla 164 e dalla Thema), che prevede il blocco al 60% del convertitore idraulico in terza marcia ed al 100% in quarta marcia. Le prestazioni sono leggermente inferiori rispetto alla versione con cambio manuale, non tanto per ciò che riguarda la velocità massima, che è di 192 Km/h, quanto soprattutto per ciò che concerne l’accelerazione: la 2.0 i.e. automatica va infatti da 0 a 100 Km/h in 12.5 secondi. Contemporaneamente la Croma 2000 è proposta anche in versione catalizzata, con potenza massima di 116 CV a 5600 giri/minuto e velocità massima dichiarata di 190 Km/h.
I mesi che seguono sono avari di novità e bisogna aspettare quasi un anno per sentir parlare di nuovo della Croma, con la presentazione, al Salone di Ginevra del Marzo 1990, del lussuoso allestimento SX, riservato alle versioni CHT, 2.0 i.e. e Turbo D. Le Croma SX si distinguono dalle altre versioni per la calandra e gli specchietti laterali in tinta con la carrozzeria, i nuovi copriruota, il terminale di scarico cromato, la sigla SX sul portellone. All’interno troviamo inediti rivestimenti dei sedili e del padiglione; la 2.0 i.e. SX adotta inoltre volante, leva cambio e freno a mano in pelle.

Nel Febbraio del 1991 debutta la quarta serie. Stavolta gli interventi estetici sono stati più marcati, soprattutto nel frontale, che riprende il family feeling dei modelli più recenti (Uno, Tempra, Tipo) e presenta ora cofano motore, paraurti, calandra e gruppi ottici ridisegnati, risultando nel complesso più arrotondato e spiovente; i parafanghi sono più avvolgenti e le fiancate sono percorse da una modanatura paracolpi di plastica nera, che si raccorda con quella dei paraurti e che contiene la sigla d’identificazione del modello; posteriormente infine i fari sono raccordati fra loro da una fascia rossa e grigia, che riprende i colori dei gruppi ottici. All’interno è stata ridisegnata la plancia, che presenta complessivamente linee più morbide; il check control è stato spostato al centro della plancia e di conseguenza il vano per l’autoradio è stato spostato in basso, dietro alla leva del cambio, in una posizione non molto felice. Escono di scena la versione 1600 e l’allestimento SX. I due motori duemila ad iniezione elettronica, disponibili con o senza marmitta catalitica, adottano i controalberi di equilibratura, che migliorano la regolarità di funzionamento; il motore turbo in particolare guadagna 10 Nm di coppia massima: ora accelera da 0 a 100 Km/h in 7.7 secondi. Sul fronte dei diesel il 1900 ad iniezione diretta è ora dotato di turbocompressore Garrett (prima era KKK) a geometria variabile, che riduce il ritardo di risposta e favorisce una migliore erogazione della coppia lungo tutto l’arco d’utilizzo del motore, con benefici sulle prestazioni ed in particolar modo sull’accelerazione. Tutte le versioni, ad eccezione della Turbo, possono montare il cambio automatico ZF a 4 rapporti.
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Predefinito Tutto sulla Croma

Un anno dopo debutta la 2.0 i.e. S, che sostituisce la 2.0 i.e. nella gamma delle Croma non catalizzate, le cui vendite vanno assottigliandosi nel corso dell’anno, dato che dal primo Gennaio 1993 diventerà obbligatoria l’adozione della marmitta catalitica. Nel corso del 1992 esce dai listini anche la 1900 turbodiesel ad iniezione diretta ed a Dicembre la Fiat aggiorna la sua ammiraglia. La versione ’93 si distingue per la nuova calandra, in cui è stata eliminata la barra orizzontale centrale ed è ora simile a quella della Tipo 16V, per le nuove coppe ruota ed i nuovi cerchi in lega su cerchi da 15 pollici; all’interno sono stati adottati nuovi rivestimenti per i sedili ed i pannelli porta, mentre la Turbo ha ora di serie gli interni in pelle. Novità soprattutto nella gamma motori, con l’adozione del nuovo 2000 16V, derivato da quello della Lancia, con gestione elettronica integrata dell’accensione e dell’iniezione e con alberi controrotanti di equilibratura; il nuovo motore ha una potenza massima di 137 CV; la Croma 2000 16V, disponibile anche con cambio automatico a quattro rapporti, raggiunge i 200 Km/h ed accelera da 0 a 100 Km/h in 10,1 secondi. La versione turbodiesel ad iniezione diretta rientra nei listini, in seguito alle modifiche operate sul motore per rispettare le più severe norme sulle emissioni allo scarico e per aumentare la silenziosità senza pregiudicare le prestazioni ed i consumi: tra le principali modifiche ricordiamo l’adozione di una turbina a geometria variabile, che ha permesso di raggiungere la potenza massima di 92 CV e l’adozione del sistema di ricircolo dei gas di scarico (EGR), quest’ultimo è stato adottato anche dal turbodiesel 2500, che ora è più silenzioso grazie alla nuova pompa d’iniezione.
Tutte le versioni hanno dischi anteriori autoventilanti e retromarcia sincronizzata con innesto a siringa.

Nel Giugno 1993 debutta la Croma a sei cilindri, la 2500 V6, pensata soprattutto per i mercati europei. Il motore è il V6 di 2492 cc di origine Alfa Romeo, accoppiabile a richiesta ad un cambio automatico a 4 rapporti, con potenza massima di 159 CV a 5800 giri/minuto, coppia massima di 213 Nm a 4500 giri/minuto. La Croma V6 offre di serie i sedili in pelle, l’ABS, il climatizzatore automatico e un ricco elenco di gadget pensati per rendere più piacevole la vita a bordo; la velocità massima dichiarata è di 215 Km/h, mentre l’accelerazione da 0 a 100 Km/h è di 8.3 secondi.
Nell’Aprile del 1995 debutta la quinta serie. Gli aggiornamenti sono lievi, ma riescono a rendere la linea più elegante e meno “carica” rispetto alla versione precedente, che forse era stata appesantita un po’ troppo. La Croma ’95 adotta una nuova calandra, inedite coppe ruota e cornici dei cristalli color canna di fucile, ma soprattutto è stata modificata nella coda, che ospita gruppi ottici con un diverso trasparente, separati non più da una fascia catarifrangente ma da una fascia in lamiera, che ospita anche la targa. Nell’abitacolo sono stati adottati nuovi tessuti e, per quel che riguarda la strumentazione, tachimetro e contagiri hanno ora uno sfondo grigio chiaro. Novità infine sul fronte della sicurezza, con l’adozione di airbag lato guida e barre antintrusione alle portiere.

La carriera della Croma è ormai agli sgoccioli e se la Lancia ha sostituito la Thema con la Kappa, e l’Alfa Romeo inizia già a pensare alla sostituta della 164, che arriverà tuttavia solo nel 1998, la Fiat decide di non costruire una nuova ammiraglia, per evitare cannibalizzazioni con le “cugine” Alfa e Lancia. E’ un vero peccato perché la Croma nei suoi undici anni di carriera ha raccolto molti consensi, in Italia ed all’estero, scelta dal padre di famiglia medio ma a suo agio anche come vettura aziendale o di rappresentanza, in servizio presso i principali enti e le forze dell’ordine.
La Croma esce dai listini nel febbraio del 1997, lasciando un vuoto nella gamma Fiat: ne raccoglie in parte l’eredità la Marea, presentata nel 1996 e derivata dalla Brava. Se si pensa che anche la Marea è andata in pensione senza poter passare il testimone ad una sostituta, si capisce l’importanza che riveste oggi la presentazione della nuova Croma, vettura presentata come una sorta di crossover: un po’ berlina elegante, un po’ vettura familiare pratica e capiente. Speriamo che riesca a ripetere il successo della sua progenitrice, che riesca ad attirare nuove fasce di utenti in casa Fiat e che sia solo la prima di una serie di vetture medio – grandi prodotte dalla casa torinese.

fonte: autotematic.it
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Predefinito Fiat Croma wikipedia l'enciclopedia libera

Fiat Croma
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Premio Auto dell'anno nel 1985
Costruttore: Fiat
Descrizione generale
Tipo Berlina

Inizio produzione 1985

Sostituisce la: Fiat Argenta

Fine produzione 1997

Esemplari prodotti 438.000 circa

Altre caratteristiche
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4.495 mm

Larghezza 1.760 mm
Altezza 1.430 mm
Peso kg

Design Tom Tjaarda

Della stessa famiglia
Alfa Romeo 164
Lancia Thema
Saab 9000

Nel 1985, la Fiat rientrò nel segmento delle vetture di classe alta, le cosiddette ammiraglie con il debutto della Fiat Croma che sostituì la Fiat Argenta e diede il benservito alla trazione posteriore in favore della trazione anteriore. Il progetto è noto come "tipo quattro", per indicare una collocazione al di sopra della "tipo tre" (Fiat Tempra). Il numero del modello è 154.
Prendendo spunto dal progetto comune anche alla Lancia Thema, l'Alfa Romeo 164 e la Saab 9000 sviluppato in quegli anni, con l'eleganza della sua linea e con il confort dell'abitacolo la Croma fece registrare un grande successo, ne vennero venduti 438 mila esemplari durante i suoi 11 anni di vita.
Il disegno della classica linea a 2 volumi e mezzo era dovuto alla matita di Giorgetto Giugiaro e la costruzione era quasi interamente robotizzata.
Inizialmente venne venduta in diverse versioni di motore: due con i classici carburatori da 1585 e 1995 cc, due con iniezione da 1995 cc, uno a pressione atmosferica ed uno turbocompresso; le potenze erogate andavano dagli 83 ai 155 CV. Erano anche disponibili un diesel (2.5 l), e un turbodiesel (2.4 l) da 75 e 100 CV.
La gamma viene arricchita nel 1988 con il primo propulsore 2.000 turbodiesel a iniezione diretta montata su una vettura di grande serie.
Nel 1991 il modello subì un restyling che ne arrotondò le linee, seguendo la moda del tempo, e negli anni anche le motorizzazioni furono ammodernate, anche con l'eliminazione della cilindrata minore e, negli ultimi anni, con la possibilità di montare un motore a V da 2492cc e 159cv, derivato dal V6 Busso montato in quel periodo dalle Alfa Romeo 155.

La produzione cessò nel 1996 senza essere sostituita da alcun modello di classe elevata.
Venti anni dopo la presentazione della Croma, per motivi di marketing, il 28 maggio 2005 inizia la commercializzazione di una nuova auto con il nome di "Croma", che però non ha niente in comune con la sua antenata se non il nome.
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Ciao AlfAmico
qua sembra che la storia
l'abbia studiata solo tu
nessun altro sè fatto avanti compreso IO
GRANDE
Invidio la tua conoscenza
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